MAKE HISTORY/TAKE PICTURE

Una iniziativa a cura di Ass. quarantaseiA per Officine della Fotografia

in collaborazione con


 

 

 

PREFAZIONE

LA FOTOGRAFIA URBANA ED IL SUO VALORE DOCUMENTATIVO

Cenni storici sulla fotografia

Per analizzare il il valore documentativo della cosiddetta fotografia urbana, è sufficiente risalire alle origini della fotografia stessa, si comprende da subito infatti come la città è non solo scenario di realtà mutevoli ma essa stessa oggetto di una realtà filtrata dallo sguardo dell’osservatore, nel nostro caso il fotografo appunto.
Gran parte degli studiosi della materia attribuiscono la paternità della prima immagine realizzata con mezzo fotografico a Nicephore Niepce che nel 1827 realizzò, con più di otto ore di esposizione, la fotografia che rappresentava gli elementi architettonici presenti all’esterno del proprio studio ed è chiamata “la Veduta dalla finestra a Le Gras”.

la Veduta dalla finestra a Le Gras 1827 (eliografia- lastra di peltro cosparsa di bitume di Giudea)

 

È interessante riportare, ai fini di un’analisi più approfondita del valore documentale di una fotografia urbana, che si compone di elementi quali la conoscenza degli spazi e della storia, ancor più che della tecnica fotografica, dicevamo, è interessante valutare come per un determinato periodo (diversi decenni successivi allo scatto) è stata messa in dubbio sia la paternità dello scatto ché la data di realizzazione, poiché dalla finestra dell’appartamento (occupato da altre persone dopo Niepce) non era, quella rappresentata in fotografia, la vista. I detrattori (temporanei) non stavano tenendo in conto (poiché non informati, non correttamente documentati) che l’appartamento aveva vissuto negli anni una ristrutturazione, dunque quella vista non esisteva più, perché quella finestra non esisteva più. Un cambiamento questo, che come possiamo immaginare, aggiunge valore documentativo alla fotografia in questione ed è il principio cardine della fotografia: fissare in un tempo una realtà che non potrà mai più ripetersi allo stesso modo, neppure trattandosi di soggetti statici quali gli elementi architettonici, in questo caso perché sono avvenute nel tempo modifiche strutturali lunghe e definitive, ma allo stesso tempo poteva trattarsi di uno sguardo diverso del fotografo, la luce, l’inquadratura, la distanza dalla finestra ed innumerevoli altre condizioni che sommate tendono ad un numero infinito di im-possibilità di ripetere lo stesso scatto.

Questo, come detto, è l’elemento caratterizzante la fotografia, il suo essere il frutto della ricerca di rappresentazione di una realtà che, anche se negli intenti del fotografo è il più oggettiva possibile, sarà sempre determinata dalla capacità narrativa dell’autore stesso.

Si inizia ben presto ad attribuire alla fotografia, ad individuarne intrinsecamente un valore documentaristico (benché alcuni studiosi parlino di stile), quando cioè, la funzione, l’utilità di documentazione, si impone rispetto alla visione artistica, quasi ludica che precedentemente le era stata attribuita. Il verificarsi di avvenimenti di portata nazionale e sovranazionale, indussero ad utilizzare la fotografia come strumento per documentare tali eventi per conservarne memoria, un esempio determinante è la costruzione del Crystal Palace di Londra, nel 1854, che venne seguita e fotografata in tutte le sue fasi, dall’inizio della sua costruzione e sino all’inaugurazione da parte della Regina Vittoria.

Il Crystal Palace di Londra

 

La cosiddetta fotografia urbana in sostanza nasce con la nascita della fotografia, per un semplice fatto di causa-necessità: all’inizio le attrezzature fotografiche, sia per le loro dimensioni che per i tempi lunghi di ripresa che necessitavano, venivano utilizzare per ritrarre oggetti fermi, facilmente raggiungibili ed in cui l’ingombrante corpo macchina potesse rimanere stabilmente per diverse ore, ne consegue dunque che gran parte della fotografia dei primi decenni era spesso dedicata alla ripresa di edifici ed architetture varie.

 

La fotografia urbana

Approcciandosi al genere della fotografia urbana è necessario sin da subito individuare due macro sottocategorie, da un lato la fotografia di architettura e la fotografia paesaggistica urbana, dall’altro la fotografia di esplorazione urbana (quest’ultimo occupandosi di esplorazione di spazi urbani off-limits, spesso abbandonati ed in disuso non sarà oggetto della nostra prefazione).

Nella sottocategoria di nostro interesse, quindi quella architettura e paesaggistica urbana, rientrano tutti quei lavori fotografici che hanno come obiettivo principale, quello di testimoniare la storia, l’evoluzione di una città, attraverso l’interpretazione della quotidianità e degli sviluppi architettonici ed urbani, funzionali alla visione globale della struttura urbana.

 

Un esempio illustre di fotografia urbana: Gabriele Basilico e Milano

Gabriele Basilico è stato uno dei più grandi fotografi italiani, si impone sin da subito con il suo stile e con la sua visione che difficilmente altri hanno cercato di emulare. Dal 1978 al 1980 si dedica alla  sua prima importante ricerca che porta alla nascita di Milano. Ritratti di fabbriche, che verrà presentata nell’83 al PAC, l’anno successivo viene invitato (unico italiano) alla Mission Photographique de la DATAR, l’importante progetto di documentazione delle trasformazioni del paesaggio contemporaneo voluto dal governo francese. Da questo lavoro nascono il libro e la mostra Bord de mer. Nei suoi oltre sessanta libri personali pubblicati, le mostre, i lavori su commissione, ha sempre messo al centro della sua ricerca della sua fotografia, le trasformazioni del paesaggio urbano, l’identità delle città come complessi agglomerati narrativi. Tra le tante città

fotografate, alcune anche più volte: Amburgo, Barcellona, Bari, Beirut, Berlino, Bilbao, Francoforte, Genova, Graz, Istanbul, Lisboa, Liverpool, Losanna, Madrid, Montecarlo, Mosca, Napoli, Nizza, Palermo, Parigi, Roma, Rio de Janeiro, Rotterdam, San Francisco, San Sebastian, Shanghai, Torino, Trieste, Valencia, Zurigo.

L’ultimo suo lavoro, nella città che tanto amava: Milano. Ha seguito per anni i lavori della nuova zona di Porta Nuova che ha indiscutibilmente rideterminato il paesaggio urbano milanese. Lo studio dei cantieri, la costruzione dei grattacieli, visioni dal basso, dall’alto, con la luce del giorno o con quella artificiale di notte, una straordinaria testimonianza di tutte le fasi del recupero e della riqualificazione della zona, dalla grande voragine iniziale alla nascita della Torre UniCredit. Il tutto è stato presentato nel suo bellissimo lavoro di documentazione storica “Ascolto il tuo cuore, città”, una monografia esposta all’Unicredit Pavillon.

 Con la fotografia non puoi giudicare il mondo, ma puoi fare una cosa molto più necessaria: misurarlo. Prendere le misure dei luoghi da noi creati è più importante, più urgente che guardarli

Gabriele Basilico

 

IL PROGETTO DI RIBALTAMENTO DELLA STAZIONE*

Descrizione dell’area di intervento

L’ambito di intervento risulta esser fortemente contraddistinto dalla presenza della stazione ferroviaria il cui unico accesso, allo stato attuale, avviene attraverso il fronte che si apre su viale Oronzo Quarta. Tale arteria urbana connette direttamente la stazione con il centro storico – dal quale è possibile accedere anche a piedi – e attraverso viale Gallipoli alle principali arterie di scorrimento urbano.

La stazione ferroviaria ed il fascio di binari costituiscono tuttavia un elemento di cesura tra l’ambito più propriamente urbano e storicamente consolidato, da una parte, e l’ambito più periferico che gravita attorno all’area delle cave di Marco Vito dall’altra.

Nella stazione di Lecce attualmente convergono i flussi ferroviari di RFI – a livello nazionale e regionale – e di FSE per quanto attiene il traffico a carattere regionale e locale oltre al servizio pubblico urbano su gomma ed alla notevole componente di traffico privato su gomma.

L’area compresa tra la stazione ferroviaria, viale Grassi, via dei Ferrari e via Rudiae allo stato attuale è quindi separata dalla stazione stessa ma riveste un’importanza strategica soprattutto in relazione alla possibilità di essere intesa nel suo complesso quale nodo di scambio intermodale ed elemento di riequilibrio urbano. Tale ruolo è fortemente determinato dalla possibilità di invertire l’accesso principale alla stazione ferroviaria e di ridurre sensibilmente il traffico privato su gomma che, diretto alla stazione attraverso la viabilità urbana, di fatto congestiona le arterie interne di viale Gallipoli e viale Oronzo Quarta.

Programmi e progetti in corso

In linea con quanto precedentemente descritto, la realizzazione delle opere previste nel presente progetto e strettamente connesse al ribaltamento della stazione ferroviaria risulta propedeutica e complementare alla realizzazione della “Città dell’Arte e della Musica” e del “Parco delle Cave” per le quali sono in fase di ultimazione le opere progettate dall’Arch. Álvaro Siza Vieira.

 

Opere previste in progetto

Gli interventi previsti in progetto (Tav. di riferimento INQ.01-INQ.02-INQ.03) sono schematicamente sintetizzabili come segue:

  • Adeguamento piazzale stazione
  • Prolungamento del sottopasso pedonale: All’interno della stazione ferroviaria di Lecce l’accesso ai binari è garantito dal sottopasso pedonale che consente di raggiungere i binari dal I° al V° senza attraversare i binari stessi. I restanti binari sono attualmente accessibili esclusivamente con attraversamenti a raso con ovvie problematiche legate alla sicurezza di tale operazione. Il prolungamento del sottopasso pedonale esistente consente nel contempo di rimuovere tale situazione di pericolo e di garantire l’accesso ai binari sia dal lato di Viale Oronzo Quarta – lato urbano – che dal lato delle Cave di Marco Vito che potrà essere inteso quale nodo di connessione con il contesto più strettamente extraurbano.
  • Nuovo fabbricato viaggiatori di FSE: Il “ribaltamento della stazione ferroviaria” di fatto consiste nella ridefinizione dell’assetto complessivo degli accessi e delle connessioni urbane ed extraurbane da e per la Stazione ferroviaria di Lecce. Un ruolo di snodo sarà assunto dal contenitore/fabbricato viaggiatori delle FSE che accoglierà funzioni strettamente connesse al sistema della mobilità.
  • Le aree di sosta
  • Viabilità e area destinata alla sosta trasporto pubblico su gomma
  • Viabilità e area destinata al cantiere: Le aree destinate al cantiere per la realizzazione delle opere sono ubicate interamente all’interno delle arre espropriate ed vi si accede esclusivamente da via Codacci Pisanelli che è attualmente chiusa in quanto sono in essere i lavori che riguardano il “Parco delle cave”, lavori che si sviluppano in adiacenza ai lavori in oggetto.

 

*Estratto dalla Relazione di progetto 

PROGETTO FOTOGRAFICO MAKE HISTORY/TAKE PICTURE 

PREMESSA

I più grandi eventi di trasformazione in ogni città sono stati documentati fotograficamente per due ordine di motivi: perché rimanesse ai posteri una testimonianza viva di quanto accaduto, di un prima e di un dopo, sia perché il fotografare tali mutamenti è di per sé un’azione socialmente rilevate. Lo sguardo di chi fotografa ispeziona, cerca, trova contatti con il proprio immaginario, con l’immaginario comune, riporta in immagine quel patrimonio di conoscenza che a vario titolo ed entità è in ognuno di noi.

Abbiamo pensato il progetto Make history/take picture affinché possa assolvere queste due principali funzioni e per far ciò abbiamo immaginato non di chiamare affermati professionisti in campo fotografico, quanto giovani autori con una preparazione di livello, che possano osservare, ricercare, con lo sguardo di chi ha la mente aperta, innovativa, pronta ad assimilare e restituire visioni nuove.

Per far questo abbiamo strutturato una call rivolta a giovani fotografi under 35 residenti in Italia. Attraverso questa “chiamata alle armi” verranno selezionati i cinque fotografi che più risponderanno alle caratteristiche richieste.

Pertanto gli obiettivi di questo progetto sono:

  • Documentare i primi mesi di avvio di lavori della grande opera di ribaltamento della stazione;
  • Innescare un processo di ricerca sociologica attraverso le immagini;
  • Formare giovani professionisti;

Portare i giovani professionisti, la loro opera e di conseguenza l’intervento strutturale alla ribalta nazionale.

IL PROGETTO
Call for photographers

La chiamata alla partecipazione per i giovani fotografi under 35 verrà fatta attraverso bando, redatto e pubblicato dal soggetto proponente (Ass. QuarantaseiA).

Dalla data di pubblicazione a quella di chiusura dei termini si preveda possa intercorrere un tempo di un mese, durante il quale il bando verrà promosso attraverso i canali social di “Officine della Fotografia”, attraverso i canali istituzionali dei soggetti partner coinvolti nel progetto, presentazioni presso associazioni, Accademia di Belle Arti Istituto d’Arte di Lecce, Afip International, Università ed altri nel tempo individuabili.

I fotografi interessati e con il requisito d’età potranno rispondere al bando allegando il proprio Curriculum vitae, una lettera di presentazione/motivazione ed un portfolio fotografico.

Nei quindici giorni successivi il termine di scadenza, tutte le richieste pervenute saranno valutate da una commissione costituita ad hoc, successivamente verranno fissati dei colloqui/incontri ed attraverso la sommatoria delle valutazioni verranno selezionai i cinque fotografi “finalisti”.

Avvio del progetto

Il progetto verrà avviato ufficialmente una settimana dopo la consegna dei lavori da parte del Comune di Lecce alla ditta aggiudicatasi la realizzazione dell’opera di ribaltamento della stazione, quando cioè verrà pubblicato il bando per la selezione dei cinque fotografi.

In conferenza stampa si prevede la presenza dell’assessore ai lavori pubblici del Comune di Lecce, della responsabile di Officine della Fotografia, del responsabile della ditta appaltante ed altri soggetti eventualmente coinvolti.

Dalla pubblicazione del bando trascorreranno 30 gg entro i quali gli interessati potranno inviare la propria candidatura ed in questo periodo prevediamo attività di diffusione della notizia a mezzo stampa, social ed altri canali preferenziali, nonché attraverso incontri presso associazioni del territorio e nelle città di Roma e Milano. Al termine dei 30 gg una commissione appositamente costituita valuterà le candidature pervenute e selezionerà i cinque fotografi anche tramite colloquio.

Inizio lavori

La data di inizio dei lavori del progetto sarà fissata in fase di selezione delle candidature ma non oltre una settimana dalla comunicazione ai selezionati.

Il periodo di svolgimento (che non supererà i 6 mesi totali) sarà suddiviso per moduli obbligatori (l’assenza agli incontri costituirà motivo di esclusione dal progetto) della durata settimanale e non consecutivi.

Primo modulo.

Il via ufficiale ai lavori verrà dato con presentazione in conferenza stampa alla presenza dei fotografi e delle istituzioni.

Formazione in aula con i docenti assegnati,

Alle ore formative in aula si accompagneranno sopralluoghi sul cantiere e visite alla città.

La settimana si intende dal lunedì al venerdì, orari sia di mattina che di pomeriggio ed un appuntamento serale.
Secondo modulo.
Il secondo modulo di lavoro si svolgerà dopo quindici giorni dal termine del primo, sarà di tipo operativo con brevi incontri di confronto e valutazione.
Sopralluoghi e scatti.
Terzo modulo.
Dopo tre settimane
Valutazione di gruppo del primo materiale realizzato, sopralluoghi e scatti
Quarto modulo.
Valutazione definitiva del materiale

 

Raccolta testimonianze
Parallelamente al lavoro dei fotografi procederemo con la raccolta scritta delle testimonianze dei protagonisti di questo avvenimento.

Piano di comunicazione

Il Piano di Comunicazione del progetto Make History/Take Picture, si struttura sulla base di una serie di singole azioni indipendenti e complementari allo stesso tempo. Indipendenti perché la realizzazione di ognuna di essa porta al raggiungimento di uno o più obiettivi, complementari perché esse tutte insieme contribuiscono al grande obiettivo quello cioè di informare sugli obiettivi e sui risultati intermedi e finali del progetto (sia quello fotografico che quello di opera strutturale) quanti più target di soggetti possibili al fine di costruire partecipazione e consenso attorno ad esso.

Con la strategia di comunicazione definiremo la struttura ed il contenuto dei messaggi da diffondere, quali soggetti da raggiungere e quali siano gli strumenti migliori per poterlo fare.

Con il piano di comunicazione ci proponiamo di raggiungere i seguenti obiettivi:

  • Diffondere informazioni sia sul progetto in generale sia su attività e prodotti specifici sviluppati all’interno di esso, evidenziandone il valore aggiunto e l’innovatività.
  • Aumentare la consapevolezza circa l’importanza del progetto di formazione dei giovani professionisti della fotografia ma anche dell’intervento di pubblica utilità
  • Stimolare e rafforzare il coinvolgimento e la partecipazione target specifici.
  • Realizzare un “brand” del progetto che lo renda identificabile
  • Rendere pubblico ed evidente l’apporto dei partner di progetto.

I destinatari delle attività di comunicazione, afferiscono principalmente a quattro macro settori di interesse, quello istituzionale, del settore specifico della fotografia, dell’opinione pubblica e dei media.

L’immagine coordinata del Progetto

La realizzazione di un’immagine coordinata del progetto permetterà che esso venga identificato in maniera chiara ed immediata, comprendendo tutte le azioni ad esso afferenti.

Fanno parte dell’immagine coordinata gli elementi che rappresentano il progetto in modo consistente: logo, colori, fotografie, elementi grafici in generale.

La azioni di comunicazione

Il piano di comunicazione muoverà parallelamente al progetto Make History/Take a picture in tutte le sue fasi attraverso prestabilite azioni di comunicazione.

Un ufficio stampa dedicato seguirà gli eventi di conferenza stampa e presentazioni ufficiali, con copertura territoriale e nazionale e riviste di settore.

Una risorsa sarà impegnata sui social. Il progetto vivrà le fasi di narrazione quotidiana attraverso i social (pagina Officine della Fotografia su Facebook ed Instagram), con foto, dirette e narrazioni di testo.

Blog MH/TP. Sul sito ufficiale di Officine della fotografia verrà dedicata una sezione speciale, un blog che accoglierà tutti gli approfondimenti e le narrazioni dei fotografi.

Questi ultimi due tipi di azioni ci consentiranno di stimolare la partecipazione attiva dei soggetti target.

 

Termine lavori

Al termine dei lavori verrà realizzata una mostra fotografica con installazione all’aperto, lungo i tratti di cantiere più in vista e che resterà in esposizione per tutto sino al termine dei lavori di conclusione dell’opera, verrà allestita in base ad un percorso di editing fotografico e di copertura delle porzioni di perimetrali di cantiere scarsamente rilevanti a livello estetico. Lungo il percorso oltre alle opere verranno riportati codici interattivi, sicché ogni visitatore/cittadino, inquadrando tali codici con il proprio cellulare verrà collegato in automatico al relativo contenuto multimediale.